Gli addetti ai lavori sanno bene che lavorare con un regolare incarico, porta con sè, tra i molti vantaggi, un concreto aiuto nell'applicazione delle norme antiriciclaggio e adeguata verifica e identificazione della clientela.
Grazie (si fa per dire!) a quanto previsto dalle norme in questione (Decreto Legislativo 21 Novembre 2007, n. 231/2007), l'agente immobiliare ha ereditato una serie di obblighi:
1) adeguata verifica della clientela;
2) redazione di una scheda di analisi del rischio;
3) obbligo di astensione da attività verso clienti non in grado di ottemperare agli obblighi di verifica adeguata;
4) segnalazione alla UIF (unità di informazione finanziaria o, nella lingua di Sua Maestà, "financial intelligence unit" istituita presso la Banca d'Italia) di operazioni finanziarie sospette (la segnalazione resta secretata e può finire sul tavolo della Guardia di Finanza o della DIA).

È chiaro che approssimazione, imbonimenti, pacche sulle spalle e ammiccamenti, accordi verbali e superficialità varie avranno, anche grazie alle norme di legge in vigore, i giorni contati.
Come si comporterà l'agente immobiliare diligente davanti alle più classiche obiezioni dei padroni di casa, ovvero:
- io non firmo niente;
- se vuole la casa è questa, la mia parola vale quanto un contratto;
- mi sono trovato male con altre agenzie quindi se volete portatemi il cliente ma non voglio impegnarmi con nessuno;
- eccetera, eccetera, eccetera?
Riuscirà il moderno agente immobiliare, ormai assurto anche a "007 del mattone", a coniugare l'esigenza di fare fatturato col riconoscimento della propria professionalità ed il rispetto delle regole?
La sensazione è che il mondo reale delle compravendite sia ancora avvolto nella nebbia di un'invidiabile inconsapevolezza, dove c'è ancora chi ti guarda stranito quando provi a spiegare l'obbligatorietà della certificazione energetica oppure, in molti casi, quando ti accorgi che parlare di incarico di vendita è ancora tabù!
Certo, occorre fare un po' di autocritica: molti dei mali che lamentiamo come categoria sono ascrivibili ad anni di pratiche mediatorie scellerate e leggerezze che ne hanno minato la credibilità, sminuendone la reputazione.
Basteranno le norme di legge a ricostruire la verginità e a conferire nuova dignità alla professione? Probabilmente se la formazione costante degli agenti, vecchi e nuovi, sarà considerata da questi un valore aggiunto, potremo confidare di vedere un adeguamento ai tempi e al mercato attuali; resta indispensabile però una comunicazione massiva verso i consumatori, delle regole e degli obblighi a cui adeguarsi.
Le associazioni di categoria e le grandi famiglie commerciali (franchising e aggregazioni varie) possono e devono fare la loro parte nel sostenere il comparto della mediazione, ponendo in essere azioni concrete di diffusione dell'informazione e tenendo ben presente che senza conoscenza, non c'è nè libertà di scelta e nemmeno futuro.
Pubblicato il 02/03/2013 | Fonti: Gerardo Paterna